L'umiltà: un vantaggio competitivo

​Diciamocelo chiaramente: noi programmatori/sviluppatori siamo tutti un po’ arroganti. Già la diatriba su dove si trovi esattamente il confine tra programmatore e sviluppatore ci tiene impegnati da anni, per non parlare degli architect, dei senior architect, degli expert e degli specialist (e chissà quanti altri titoli e definizioni verranno fuori negli anni).

Ovviamente, anche altre professioni sono segnate da questa piaga, ma il nostro caso è notevole. Ognuno se ne sta al sicuro nel proprio microcosmo convinto che il suo codice sia più bello (più elegante, si direbbe); che il “suo” linguaggio sia più potente; che il “suo” framework sia più evoluto.

A volte questo atteggiamento è frutto dell’inesperienza (vedi effetto Dunning-Kruger)… in altri casi della troppa(…???) esperienza.

Lo ammetto, a volte capita anche a me… Ma negli anni ho capito quanto sia inutile ai fini della propria crescita professionale, e soprattutto personale, trincerarsi dietro titoli altisonanti o sciocche prese di posizione.

Ammettere di non conoscere tutto, di avere ancora molto da imparare, non è una scusante per essere mediocri o per lavorare in modo approssimativo, ma uno stimolo a fare di meglio. Ad ascoltare. A valutare qualcosa che prima scartavamo a priori.

Umiltà autentica. Che non significa mancanza di autostima, tutt’altro; direi piuttosto onestà intellettuale.

Riconoscere il proprio valore, il valore del proprio lavoro (perché no? anche a livello economico), ma allo stesso tempo essere in grado di mettersi in discussione, di ammettere i propri errori. Di saper accettare delle critiche (purché costruttive). Per collaborare in modo migliore e crescere continuamente.

Ecco allora che l’umiltà può diventare un vero e proprio vantaggio competitivo. Un tratto personale da valorizzare, che forse ci farà sembrare meno expert, ma anche meno stronzi… 😏

A presto,

David

P.S.: Riguardo l’annosa questione “programmatori vs sviluppatori vs architect” (e chi più ne ha più ne metta), credo che se uno come Kent Beck nel suo profilo LinkedIn si definisce “semplicemente” un programmer, possiamo stare tutti più tranquilli. E chinare umilmente il capo…