L'importanza di rimanere umani

È già passato un anno… Un anno velocissimo e incredibilmente intenso.

A ottobre 2017 lasciavo il mio ultimo impiego stipendiato per imbarcarmi in questa mirabolante/elettrizzante/terrorizzante avventura del lavoro autonomo.

Una decisione ponderata a lungo, ma presa di getto. Dettata dall’urgenza di cambiare prospettiva e dalla mia innata propensione a mettermi alla prova (o forse nei guai)…

A dodici mesi da quella scelta coraggiosa/azzardata/incosciente, sento di aver fatto la cosa giusta. Per me. Ho già messo nello zainetto diverse lezioni importanti e le sfide per il futuro non mancano.

Così, giusto qualche giorno fa, mi sono ritrovato a riflettere sul significato di quest’esperienza, ancora in corso. E su quello che ho imparato in questi mesi.

Ad esempio, partendo dalle basi, ho imparato che serve un buon commercialista e che ci vuole molta pazienza con i clienti. Ma ho anche scoperto che le opportunità si nascondono nei “luoghi” più inaspettati… basta rimanere in movimento.

Ho (ri)scoperto che nulla è semplice come sembra e che anche dopo dieci anni di lavoro, c’è sempre molto da imparare, con curiosità e massima umiltà.

Ho scoperto (con piacere) che in giro c’è un sacco di gente in gamba e ho avuto la conferma che la gentilezza paga (anche se, magari, non quanto ci si aspetterebbe…)

Ma la cosa più bella che ho imparato è l’importanza di rimanere umani.

Anche in un mestiere fatto di codici ed algoritmi il fattore umano rimane determinante. Nel bene e nel male.

Empatia, buona comunicazione, intelligenza emotiva: sono tutti elementi che possono fare la differenza in un progetto.

E mi fa sorridere chi teme che l’intelligenza artificiale possa rubare il lavoro agli esseri umani. Rido perché a me pare che la minaccia sia un’altra: non tanto il fatto che le macchine ci assomiglino sempre di più, quanto il contrario.

Il mercato del lavoro sembra privilegiare professionisti freddi e distaccati. Veloci (quanti GHz?) e flessibili (riprogrammabili?)… Ma è davvero questo ciò di cui abbiamo bisogno?

Vogliamo davvero competere con le macchine scendendo al loro livello? Se così fosse, chi pensate che possa vincere in questo scontro?

Personalmente scelgo di rimanere umano, con tutti i “problemi” che questo comporta.

Emotività, imprevedibilità… e perché no, fallibilità.

Ne vale comunque la pena!

Alla prossima,

David